FacebookOknotizieLinkedInPrintShare

ERA ORMAI DOMANI, QUASI

Mescolando in un geniale impasto memorie d’infanzia e fantasia di scrittore, Enrico Vaime ci regala un romanzo breve sul tema classico dell’iniziazione erotica come introitus alla vita.
Tutto in una notte. Il ragazzino che non aveva mai visto un morto, tantomeno il sesso di una donna, assaggerà in un solo boccone la tragica finitudine della condizione umana e la felicità più ardente che la vita possa riservare. Quella dell’eros, nell’attimo trionfante della sua scoperta.

collana:
Anno: 09/12/2010 | Pagine: 106 | € 11,00 | ISBN: 9788874246212

Il libro

Leggi l’intervista: ENRICO VAIME “DICO LA VERITA’: CALA LA SATIRA, VOLA LA PASSERA” – Intervista di Bruno Gambarotta TTL (LA STAMPA)
Guarda l’intervista TG5: Vaime: “Era ormai domani, quasi”
Tutto Vaime sul blog della casa editrice

Perugia, inizio anni Cinquanta. In una domenica d’agosto dal caldo estenuante, un uomo viene trovato riverso in casa con una corda al collo. Tutti nel rione lo conoscevano come “il Sor Aldo”, un personaggio dalla stazza elefantina e dalla vita misteriosa. In casa, accanto al cadavere, c’è Lalla, una bella ragazza di vent’anni: ufficialmente nipote del suicida, ma più probabilmente figlia, secondo voci di rione, o addirittura serva e amante.
La voce narrante è un ragazzino di quindici anni che, proprio lì, abita con la famiglia. La domenica che il Sor Aldo si uccide, lui si ritrova sulla scena del dramma, fra il cadavere ancora caldo e Lalla. Lei si sposta un ciuffo dalla fronte in un gesto di straripante sensualità, e poi gli chiede di aiutarla a fare il nodo alla cravatta del morto.
Il ragazzo obbedisce; quindi esce a raccogliere fiori nel campo vicino a un manicomio: là dove una vecchia internata zompettante è solita alzarsi il camicione all’altezza del ventre davanti ai passanti, e urlare: «Vol vede’ la passera?»
Quella sera stessa, di ritorno dai campi, fra il ragazzo quindicenne ignaro alla vita e la sensuale Lalla inizierà un delicato dialogo dei sensi. Un approccio inizialmente giocato sul lieve filo dei gesti allusivi e delle mezze parole; una seduzione fatta di carnalità tenue e allo stesso tempo tenace. Con un crescendo che il lettore già può immaginare, e che però riserverà abili sorprese.
Mescolando in un geniale impasto memorie d’infanzia e fantasia di scrittore, Enrico Vaime ci regala un romanzo breve sul tema classico dell’iniziazione erotica come introitus alla vita.
Tutto in una notte. Il ragazzino che non aveva mai visto un morto, tantomeno il sesso di una donna, assaggerà in un solo boccone la tragica finitudine della condizione umana e la felicità più ardente che la vita possa riservare. Quella dell’eros, nell’attimo trionfante della sua scoperta.

DAL LIBRO:

«Fermi tutti però: al tempo! Qualche melenso potrebbe parlare a questo punto (e io mi comincio a innervosire) di “primo amore” e dare la stura a quel campionario di loffiaggini che tanto bene si vendono al mercato del sentimentalismo sdilinquito dei cronisti bamboccioni. Lo sapevo che stavo rischiando nel raccontare senza infingimenti, con una leggerezza che può anche sembrare complice, quel pomeriggio del 26 agosto di tanto tempo fa. Certo. Che ci vuole a cascare nelle trappole del romanticismo di ritorno di chi vuol guardare i voli dei gabbiani senza ricordare che sotto quelle eleganti danze aeree c’è sempre una discarica puzzolente? E i gabbiani lì vanno a intrecciare quei segnali dall’interpretazione distorta: il cielo terso serve per la rincorsa, per arrivare più in fretta alla monnezza che i melensi dimenticano e cancellano dal toccante quadretto, ma per i gabbiani è solo la molla primaria, l’obiettivo.
Me lo sono riletto, questo rischioso resoconto che anche voi state esaminando. Madonna! Il ricciolo spostato dalla fronte potrà venir perdonato? E gli occhi come laghi, i fiori di macchia stretti al corpo come a simboleggiare… Linguaggio da metri sopra il cielo (fino a raggiungere la quota della stupidaggine) quando tutto (o almeno molto) suggerisce semmai di riflettere, lasciare i metri di lassù e pensare ai più pertinenti metri sotto terra. Non vergognarsi delle ingenuità di ragazzo può es-sere un pregio. Ma occhio alle facilonerie sentimentali. Non lo dico solo a me».

Dallo stesso autore

Dalla stessa collana