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DELITTO SENZA CASTIGO

Prefazione di Beatrice Borromeo
Postfazione di Gianni Barbacetto

«Voi, italiani di merda,
vi ammazzo tutti!»

La vera storia di Vittorio Emanuele

«Io ho sparato un colpo così,
e un colpo in giù,
ma il colpo è andato
in questa direzione,
è andato qui
e ha preso la gamba sua,
che era lì disteso,
passando attraverso la carlinga».

collana:
Anno: 24/02/2011 | Pagine: 272 | € 16 | ISBN: 9788874247356

Il libro

Birgit Hamer: «Ho aspettato questo momento per trentadue anni e mezzo, da quando Vittorio Emanuele di Savoia ha ammazzato mio fratello».

Carcere di Potenza: Vittorio Emanuele di Savoia indossa una maglietta bianca con la scritta Nissan sulla schiena. Cammina tra i letti a castello della sua cella. È in compagnia di Rocco Migliardi e di altri carcerati. Guarda il telegiornale che annuncia notizie sul suo caso: «Savoia potrebbe avere i domiciliari già nei prossimi giorni». Pacche sulle spalle dagli altri carcerati che lo incitano: «Sei già fuori!»

Poi il principe comincia a ricordare che non è la prima volta che se la cava con poco: «Per esempio nel mio processo a Parigi…» Rocco Migliardi e Savoia si raccolgono intorno a un letto dove comincia il racconto del principe. Anzi, la confessione.

RASSEGNA STAMPA

Per Birgit Hamer, sorella di Dirk (morto nel 1978 all’età di diciannove anni) quella per la verità è stata la battaglia di una vita. E ora che «il Fatto Quotidiano» ha trovato il video in cui il principe Vittorio Emanuele di Savoia, in carcere a Potenza, dice di aver «fregato i giudici francesi», di aver sparato e colpito il tedesco Dirk Hamer alla gamba, la signora sorride: «È incredibile che la verità su Savoia, che per trent’anni ha imbrogliato la giustizia, alla fine sia uscita dalla sua stessa bocca». L’ultima volta che Birgit ha visto in faccia il principe è stata durante il processo per omicidio, da cui fu assolto. Oggi, per la prima volta dopo vent’anni, ascolta di nuovo la sua voce, e guarda, attraverso la microcamera che il pm Henry John Woodcock aveva nascosto in cella, Savoia che si compiace: «Ma ero sicuro di vincere. Ero più che sicuro». (Dalla prefazione di Beatrice Borromeo)

Sono passati molti anni da quella terribile notte che ci ha cambiati per sempre. Al mio amato fratello è costata la vita, mia madre si è spenta sette anni dopo. Mai, in tutto questo tempo, sono riuscita ad abituarmi alla loro perdita. Sono entrambi sepolti a Roma, nel cimitero acattolico vicino alla Piramide Cestia. Come posso accettare il fatto che giacciano là, nella fredda terra della Città Eterna, proprio nel Paese in cui il crimine che ha portato alla prematura morte di mio fratello è rimasto ancora impunito?
Si dice che il tempo lenisca tutti i dolori, ma non è vero. Il tempo rende il dolore sopportabile, questa è l’unica differenza. In questi anni ho raccontato la mia storia a chi me l’ha chiesta. In cambio, però, ho ricevuto molta incredulità: una vicenda come quella che ha vissuto la mia famiglia non sembra neanche ipotizzabile nell’Europa del XX e XXI secolo. Tante persone hanno inventato un mucchio di bugie e cercato in ogni modo di distorcere la verità: ora voglio che emerga e che sopravviva nel tempo.

Scritto con la collaborazione di Friederike Beck

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